Sandro Contini è stato Professore di Chirurgia presso l’Università di Parma per quindici anni e ha partecipato ad uno sconfinato numero di missioni umanitarie. Nelle vesti di abile chirurgo ha operato in numerosi paesi asiatici e africani. Il Dottore di origini piacentine, che ha oggi 78 anni e vive a Parma con la sua famiglia, ha deciso di raccontare gli incredibili momenti di medicina e vita che hanno contraddistinto la sua carriera nelle emozionanti pagine del suo ultimo scritto. Storie che parlano di situazioni tragiche, di vite sofferte, di paure, della ricerca di un senso e di uno scopo, speranza e amore, la sensazione di impotenza di fronte a un mondo di violenza, di ingiustizia, all’interno di un pianeta caratterizzato troppo spesso da un’evidente mancanza del diritto alla salute e all’uguaglianza. Ecco il commento dell’autore relativo al suo toccante volume:

Questo libro nasce da 15 anni trascorsi come chirurgo umanitario in varie zone del mondo, la maggioranza in aree di guerra, con Emergency, Medici senza Frontiere e il Comitato Internazionale della Croce Rossa. L’ultima missione è stata a Mosul, Iraq, nel 2019. E’ un libro di racconti di un’umanità ferita dalla violenza ma al tempo stesso è un libro di ricordi. Non si possono dimenticare le emozioni vissute, gli stati d’animo da cui sono nate queste storie, che non sono pura invenzione, ma si riferiscono a episodi che mi hanno coinvolto direttamente. Sono racconti che rivelano un “altro” mondo, appunto: vite che non conosciamo, come scritto nel titolo. Un mondo dove la vita, le malattie, la sofferenza e la morte sono percepite in modo molto diverso rispetto a noi nel mondo occidentale. In questi racconti si percepisce l’impotenza e la frustrazione per non riuscire a guarire alcuni malati con gli scarsi mezzi disponibili, ma anche l’entusiasmo con cui si affronta il lavoro umanitario ed il senso di gratificazione quando si riesce a salvare un malato grave. Sono racconti che fanno riflettere su quanto fortunati siamo stati noi a nascere dalla parte “giusta” del mondo, che fanno vedere la quotidianità da una prospettiva diversa, quella di chi non ha quasi niente, e anche quel poco gli è stato tolto. Incrociare drammi come questi, toccare con mano la sofferenza e la spietatezza della vita, può sconvolgere, ma al tempo stesso dà un senso a queste missioni che ti cambiano il modo di percepire il mondo“.

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