Editoriali

Eletto il nuovo Rettore

Investito di una responsabilità accresciuta verso quel mondo medico, giovanile in particolare, e quella sanità invero troppo dimenticati

A elezioni concluse, al Magnifico neo eletto, si rivolgono sentite e sincere congratulazioni. Un’elezione che ha concluso una campagna elettorale difficile e con toni talvolta forti. Comunque a giochi finiti è auspicabile che il buon senso riconosciuto al Rettore in coming gli sia di conforto per chiudere talune ferite ancora aperte della fase pre elettorale. Ora necessita proiettarsi nella fase di governo della complessa macchina universitaria, consci del fatto che si debbano aprire scenari di profondo cambiamento. Il primo passo è la pax universitaria, il secondo, è agire in modo compiuto e efficace. Che è quanto desidera chi abbia a cuore i destini della sanità parmense e fra questi in primissima linea è da tempo immemore l’Ordine. Si parte dalla consapevolezza che si debba voltare pagina dando la stura a una serie di interventi che possano riconquistare la fiducia del mondo sanitario e soprattutto di quello medico, ahinoi fin troppo vessato e sottovalutato. Si richiedono interventi concreti da cui far scaturire un vero cambiamento in sanità, passando attraverso una rivalutazione degli assetti sanitari e del ruolo dei medici, ad oggi dimenticati nella, e dalla, politica ospedaliera. Un aspetto che non può essere sottaciuto è l’incipiente precariato medico, anche e non solo giovanile, espressione di un mondo professionale frustrato e segnato da profonda insicurezza. A pagare maggiormente sono i giovani che di colpo perdono i veri maestri della professione e si vedono lasciati in balia di grandi responsabilità peraltro non supportati dall’adeguato riconoscimento economico. In un sistema che prevede contratti a tempo determinato inadeguati per il lavoro svolto e per le responsabilità, con un solo aggettivo definibili, indecorosi. Alla pax universitaria deve seguire una pax istituzionale e una pax professionale. Con ciò richiamando università, aziende e Ordine, a colloquiare efficacemente concordando linee di intervento che siano costruite sull’esigenza dell’istruzione, dell’assistenza e delle riforme in linea coi reali bisogni di salute dei cittadini del territorio parmense. Non solo subendo quanto venga calato dalla città turrita, in modo da confermare che le istituzioni “che contano” intraprendono e difendono ogni atto in una politica di sviluppo. In ciò dimostrando di volere efficacemente considerare i nostri giovani, troppo trascurati, che pagano, oggi, un tributo altissimo e verso cui tutti noi, quali esponenti delle Istituzioni mediche – presidente dell’Ordine e Rettore – abbiamo il dovere morale di aiutare e potenziare. Mi ha fatto pensare il “pezzo” di Isidoro Trovato a pagina 5 del Corriere di venerdì 14 giugno: “L’impoverimento dei professionisti. Per i giovani redditi dimezzati” titolava e fra le righe affermava i giovani professionisti non parlano più di benessere, dichiarano di non riuscire più a far fronte alle spese previdenziali. Una frase forte, realistica e reale, al di là di ogni sospetto. Difficoltà, oggettive, che confermano, semmai ce ne fosse bisogno, la scomparsa del ceto medio, da decenni zoccolo duro per la stabilità dello Stato, ma soprattutto la caduta della speranza delle giovani generazioni e del futuro della nazione. Rapportandosi ai medici, si ha il dovere morale di garantire loro un futuro e lo si può fare mettendoli nella condizione di recuperare non solo la dignità economica ma soprattutto quella professionale.

Ridando loro funzione e riconoscimento di funzione, garantendo, cioè, il ruolo medico e allo stesso tempo togliendo di mezzo le improprietà di taluna politica economicistica riguardo pertinenze inadeguate proprio per il medico, attraverso responsabilità di scala, che prevedano interventi professionali differenziati e netti fra loro armonizzandoli. Dove sta il ruolo dell’Università? Senza dubbio nel garantire chiarezza di contenuti e di prospettive nei percorsi formativi, grande e vera questione, con ricaduta sulle professioni con contezza dei limiti dell’agire. In ambito medico dovrà essere fatta una sorta di rivoluzione copernicana attraverso un’auspicata justitia in aequitate, associando qualità e capacità a responsabilità in modo da garantire ai nostri giovani medici un percorso formativo universitario certo, sicuro, peculiare e “talilorizzato”, o meglio tagliato e confezionato sulle esigenze professionali del medico, cui non si può chiedere di recedere dalla titolarità del rapporto col paziente che non è la semplice “persona assistita”. In questo scenario la responsabilità dell’unico rettore medico della regione Emilia Romagna è tanta: il primo passo che dovrà sostenere sarà quello di salvare e riedificare, nell’armonia e nella qualità, la facoltà, ormai ex, di medicina dimenticata in più di una decade di gestione. In lui deve trovare eco e contenuti la politica di rinascita di una facoltà, di una città e di una provincia che ha creduto, e vuole credere, nell’Università quale volano di sviluppo professionale e sociale, senza recriminare. Di questo ruolo sarà investito il nuovo Rettore con una responsabilità accresciuta verso quel mondo medico, giovanile in particolare, e quella sanità invero troppo dimenticati. Anche perché anche su questo sarà riposta l’attenzione non solo dei cittadini ma anche dei medici, e soprattutto dei giovani medici, cui il mondo medico universitario, in particolare, ha il dovere di dare risposte concrete, manifestando una profonda considerazione, quale atto sostanziale di solidarietà applicata.

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