Scritto dal Professor Leopoldo Sarli, “Oltre il camice. Storia e pensieri in un viaggio tra medicina e mondo” è la prosecuzione di un percorso di vita del proprio autore: <<Ho avuto la fortuna di poter svolgere la mia professione, di poter vivere la medicina in modi completamente differenti. Prima come studente, ovviamente, successivamente come chirurgo, poi ho smesso di fare attività cliniche e mi sono dedicato soltanto alla formazione e alla ricerca, collaborando con la formazione anche in altri ambiti oltre a quello medico, perché nel Dipartimento di Medicina e Chirurgia sono entrate anche altre scienze – racconta il Prof Sarli – come la scienza infermieristica e non solo. Ho avuto anche l’opportunità di interessarmi di cooperazione internazionale e quindi di conoscere la medicina in altre realtà del mondo. Infine, ho vissuto l’esperienza personale di malato, di paziente in cardiologia, dove ho visto la medicina da tanti altri punti di vista e mi sono reso conto che ciascuna di queste parti dà un contributo>>. Tanti tasselli dello stesso universo, quello medico, che uniti hanno cambiato il mio modo di vedere la medicina: <<Da quando ero studente vedevo la medicina come una tecnica, una scienza tecnica che mi spiegava come funziona il corpo umano, quali sono i modi di trovare un guasto e di ripararlo, senza mai mettermi di fronte alla persona, ma sempre e solo il corpo. Ho infatti fatto il chirurgo dedicandomi al corpo dei pazienti, tuttavia, a poco a poco, si sono aperte delle crepe, ho cominciato a vedere che dietro al corpo c’era la persona, e nel prosieguo del mio percorso il ruolo della persona rispetto a quello del corpo è diventato sempre più importante, fino a diventare predominante. Ecco le medical humanities, ovvero il lato umanistico della professione medica è venuto fuori in maniera dirompente, soprattutto quando sono andato a conoscere realtà estere. Il paziente è una persona, non solo un corpo, e ha bisogno di essere considerato innanzitutto una persona , altrimenti non sarà mai contento della prestazione che ha ricevuto>>. Le pagine scritte da Sarli sono un romanzo di formazione, un percorso di formazione caratterizzato da diverse tappe, da tanti episodi significativi: dalle situazioni di reparto a Parma, passando per il rapporto con i guaritori senegalesi, fino ad arrivare alle profonde parole di un’oncologa birmana venuta a parlare in un Master a Parma, colei che ha inaugurato il reparto di cure palliative a Yangon, in Myanmar. Una lettura che ti catapulta, appunto, “Oltre il camice”, in una forte spiritualità, dai tratti fortemente concreti. Un giovane paziente che cede la sua stuoia ad una malata più anziana, ecco cos’è la spiritualità nella relazione umana, nella generosità, nelle virtù umane dell’aiuto verso l’altro. Il libro si chiude con alcune considerazioni finali: <<Vedo che ci sono realtà nel mondo in cui non è possibile la cura, luoghi dove case ed ospedali sono distrutti, con gente che muore continuamente. Forse, in quei tragici territori, l’unico fine della cura dal punto di vista medico potrebbe essere quello di concedere la vita, cioè di evitare a persone che stanno morendo di morire: è un confine limitatissimo, dove la cura diventa in quel caso anche la testimonianza, così che quelle perdite non restino inutili. Per questo parlo di curare la memoria, curando il ricordo>>.


