ABSTRACT: La rivoluzione dell’informatica ha portato all’avvio di nuove professioni, così come è avvenuto nel corso dei secoli. Una globale trasformazione la sta determinando nella quotidianità l’IA. In un nuovo illuminismo tecno-umano, in cui che si è incuneato il verbo «artificiale» che segna l’evoluzione dell’Intelligenza, da decenni fino all’attuale sviluppo, prima in modo larvato e poco conosciuto e, oggi, manifesto. Uno dei problemi è la comunicazione di limiti e estensioni dell’uso, liceità e sicurezza dei dati come delle risorse o degli effetti. La presenza «pesante» dell’algoritmica in tutti gli aspetti della vita sociale e in medicina costituisce un problema, come pure la sostituzione della sostituzione dell’uomo da parte della macchina pensante. In tutto ciò ci chiediamo: cambierà il medico e la medicina col medico, mutato in Cybermedico in una TECH-medicine? Da qui la soluzione nel governo dell’IA.
_________
Allegato: La relazione scritta del Presidente con annesse le importanti note
_________
L’avvento del “nuovo” in informatica riporta alla mente l’illuminismo nella scienza informatica con aspettative e scelte rivoluzionarie nella vita quotidiana, tracciando un’epoca che nasce nella seconda metà del secolo XXmo. Periodo fecondo ma con tante perplessità sullo sviluppo della ricerca e sulla gestione delle risultanze. Col presupposto di valutare la bontà delle scoperte e dell’evoluzione scientifica in base ai possibili, ipotizzati effetti. Nel senso del governo del nuovo da utilizzarsi per il bene collettivo, che ha presupposto la definizione delle reti neurali virtuali, mimando i processi mentali dell’umano trasportati nel campo del virtuale e che ha visto fra i suoi interpreti studiosi come Geoffrey Hinton per gli studi avanzati con suoi collaboratori e di Dennis Hassabis con riferimento ad Alfa Fold di Deep Mind di cui è CEO, utilizzato per l’identificazione delle strutture proteiche, che dopo le avances scientifiche di Li Fei-Fei con ImageNet sul riconoscimento delle immagini. Esperienza che partono dai lavori iniziati nel secolo scorso e che hanno trovato iniziale soluzione all’inizio di questo con sorprendenti avances in tema di IA, con grandi prospettive e anche grandi preoccupazioni per l’utilizzo disinvolto delle scoperte fatte.
A maggior ragione per il valore non solo delle loro potenzialità, quanto per l’impegno profuso a realizzarle, con una prima valutazione delle immense risorse necessarie, in termini di costi oggettivi di tipo energetico e di risorse idriche, necessarie a mantenere attivo il sistema delle macchine utilizzate sempre più potenti nel calcolo.
Nell’analisi dei costi oggettivi in termini non solo economici, si stanno valutando aspetti enunciati in quest’ultimo aspetto di sistema che, ultra-specialistico, ha ripercussioni oggettive sul piano sociale e lavorativo. Che, rispetto a quello indotto dalla industrializzazione del primo Novecento, stanno comportando riduzioni drastiche dei posti di lavoro, pur in una concomitante con crescita delle riconversioni lavorative e specializzazioni in campi alternativi e/o complementari di sviluppo. È davvero singolare come, in controtendenza, queste situazioni vadano a toccare anche settori piuttosto complessi e ultra-specialistici, creduti immuni dal fenomeno. Ovvero coinvolgendo talune professioni intellettuali e quelle meno specializzate per cui è necessario ripensare ad un nuovo intervento atto a non discriminare coloro che non possono essere reinseriti in attività che siano alla base del riequilibrio delle competenze economiche dovute alle nuove tecnologie, intervenendo sul tema cogente delle nuove disuguaglianze in tema di lavoro e società .
non manuali come nelle diffuse e condivise previsioni in ambito economico.
In sanità, l’accento viene posto su due aspetti fondamentali. Da un lato, La deregulation e l’ibridazione medica da IA: dalla caduta dei valori alla distorsione di ruoli e delle funzioni con ricadute sulla salute; dall’altro citando Weiser e Shoshana Zubov , quello della profilazione dell’IA: da “grande madre” a “Tata amabile”, orientante le scelte dei piccoli umani … computati e sorvegliati.
-Comunicazione algoritmica in medicina
Comunicazione: cosa e come? La Carta di Ottawa (1986) riconosce le persone, maggiore risorsa e destinatari delle «attenzioni» per la salute; considera la salute e la sua tutela, diritto fondamentale e investimento sociale; pone i criteri del come fare tenendo conto del modo (metodo e qualità di vita) problema ecologico globale (anticipatorio della quality of life in Planetary Health). Coniugando: sicurezza, risultati e qualità in un passato ancora «prossimo e in divenire». Preliminarmente, nel parlare di comunicazione algoritmica si ritiene di dive tenere presente cosa s’intenda e, ancora, se L’IA comunichi o serva per comunicare; ad ultimo, se sia davvero utile e/o necessaria. Tre quesiti che si inseriscono nella riflessione di merito in termini lavorativi e, soprattutto, sulle ricadute sociali nella quotidianità.
- La prima risposta: Intelligenza e algoritmi sono i binari del convoglio della vita, guidata dalla mente umana, dunque governata.
- La seconda risposta è piuttosto il viatico per una serie di ulteriori domande: ammesso che l’algoritmo sia ovunque nel mondo gestito delle macchine entrambe, algoritmo e macchine, contribuiscono alla comunicazione. Il futuro (pur prossimo) risponderà al quesito se agiscano distintamente o sincronicamente, come conseguenza diretta dell’apprendimento (machine learning) e dell’azione neuronale virtuale auto generante indicazioni e soluzioni (autoapprendimento). La terza risposta è, per certo verso, azzardata
Da cui l’analisi dell’attinenza al valore morale (umano) secondo cui si concilia l’azione in senso dell’utilità collettiva qualora produca risposte positive, «pro bono», in senso etico, dunque valoriale, e con riverbero sociale come conseguenza di un bene oggettivo, portando ad un ulteriore ragionamento su relativo o oggettivo in un processo algoritmico e quanto di non casuale.
Trattandosi di comunicazione è evidente chiedersi quale possa essere la modalità con cui poterla esternare e, soprattutto, chi ne faccia parte. Rimanendo nella forma, che è poi sostanza, si parla di Linguaggio algoritmico, laddove per algoritmo s’intenda il sistema di programmazione, ovvero regole applicative che sono interpretabili e divengono eseguibili da un automa esecutore.
Nell’evoluzione delle cose si entra nel merito dei “Dati”, in questo caso sanitari relativi alla persona, che attraverso il consenso, sono custoditi o divengono, nella necessità e uso, l’oggetto della comunicazione in ambito di diagnosi e la cura e che, isolatamente considerati, «non sono, però, gli unici ad essere “utili e indispensabili» per la diagnosi e indicare la cura. Essi infatti non possono scindersi, come ovvio, “dalla clinica”, dovendo considerarsi complementari del sospetto clinico e dell’obiettività rilevata applicando la semeiologia classica, clinica e strumentale, in cui ha ruolo non secondario, un secondo elemento correlato alla IA, ovvero la correlazione e la sintesi «algoritmica» dei dati e della vasta messe di lavori scientifici tematici e correlabili presenti in letteratura.
Facendo un parallelo con la comunicazione così come si articola in natura fra persone senzienti, ci si domanda se In tutto ciò ci sia spazio una comunicazione che entra in quella che ho definito, l’ulteriore realtà con cui ci si confronta nell’epoca delle macchine, la virrealtà. Una via di congiunzione tra il virtuale e il reale che si ritrova tangibile negli effetti, quale conseguenza poli fattoriale. A maggio ragione in caso in cui Il medico d’oggi vive il futuro “controllato” nella sua arcaica modernità, quale ossimoro di sintesi della medicina in un’evoluzione consequenziale senza tradire i presupposti di base; fonda la relazione col paziente sul comunicare compreso utilizzando gli strumenti tecnologici adattativi, come quelli correlati all’IA. E occorre considerare, soprattutto, come non solo da un punto di vista comunicativo non sia possibile scindere l’avanzamento scientifico dall’esperienza clinica, in cui gioca un ruolo primario il fattore tempo. Ovvero, ogni atto inerente alla comunicazione classica con quella di derivazione tecnologica con tutti i metodi comunicativi sono gli elementi di buona cura del malato in senso umano ed etico7. In tutto ciò, il medico rimane «attore» primario (e non può non esserlo) nella relazione , usando l’IA per le sue caratteristiche, In quanto formato e formantesi in modo progressivo e qualificato al passo con la tecnologia evolventesi, conoscitore e fruitore dei sistemi avanzati in medicina, utilizzatore degli strumenti d’aggiornamento come pure nell’interpretazione dei dati nella prassi quotidiana. Infine, in quanto esperto, capendo il valore dell’algoritmo, su quanto necessita sul piano dell’efficacia di cura e degli esiti .
Così facendo potremmo comprendere il valore di algoritmo “dedicato alla comunicazione” come istruzione finalizzata di operazioni sequenziali all’espressione verbale umano compresa” passando dalla definizione odierna di comunicazione algoritmica come “linguaggio strutturato chiuso, privo di nuove espressioni o strutture di frasi, di per sé stesso complesso” .
In ambito definitorio si potrebbe dire di registro di utilizzo in cui dallo strumento si passa alla valutazione finalistica e, da questa alla tipologia d’utilizzo, connotando i sistemi di uso dell’IA nell’algoritmica generativa, a quello della robotica assistiva e operativa (con espressività diagnostico terapeutica) suo utilizzo, o all’intera saggistica medica.
Andando nello specifico, L’AI sottostà alla programmazione e al «machine learning» (apprendimento automatico) in «autonomia» per elaborare i dati sanitari, fornire ai medici insight 1 importanti, migliorare i risultati sanitari e le esperienze dei pazienti.
Da un punto di vista della comunicazione questo si verifica nella diffusione di dati relativi alla salute, risultati delle indagini e dei trattamenti, ma anche di scelte (da condividere) sull’iter clinico e di tutto ciò che serve a consolidare la relazione di cura.
Nella relazione fra medico e paziente la comunicazione si articolerà in modo dialogico definendosi sul piano del rapporto e della comprensione la Dialogia verbale e digitale intesa come L’atto del «comunicare dialogico, dunque compreso, è alla base della costruzione di una relazione» pur nel «machine learning» da cui si fa salvo il principio che “Non si può comunicare se non si è compreso il punto di vista dell’altro con cui si sta instaurando un rapporto comunicativo” .
In merito a ciò si può identificare in prassi una modalità comunicativa duale fra medico e paziente, collegiale, coinvolgendo parenti e comunque portatori d’interesse (Stakeholder), inter e multidisciplinare utilizzando gli strumenti classici identificati, a seconda della modalità (mail- sms etc.) con espressione diretta in ambito di obiettività clinica inserita nel concetto proprio di Dialogia. Al punto di considerare la comunicazione articolata e ampliata come consolidamento della, e nella, relazione che avviene soprattutto in ambito sanitario nelle due forme tipiche: duale e di sistema o team. La prima nella relazione manutenuta nell’alleanza e nei valori duali e di cura nella fiducia; la seconda valori concordati e comuni, inserendola nell’intero sistema di cura in presenza di figure complementari pur importanti nell’atto finalistico e nei risultati. Il discorso si amplifica ancor più, laddove si consideri come dal sapiens, prerogativa considerata fino a prova contraria tipica ed esclusiva ella specie umana e oggi allargata alla macchina sapiente, aprendo la visione di una evoluzione sempre più slegata dall’essere umano, verso quello che appare essere il sovraumano, ovvero, oltre i limiti della nostra intelligenza. Mimando un triplo salto di qualità del test di Turing che poneva i limiti del pensiero pensato e del sentimento e ora, dopo Chat GPT, dell’autonomia della rete neurale che è in grado di connessioni alte mimetiche del pensiero umano e frutto di una “simpatia Neurovirtuale”.
Pierantonio Muzzetto
Presidente OMCeO Parma

