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Editoriale: le parole del Presidente Muzzetto sulle liste d’attesa e sul valore del medico e della medicina dopo la messa in onda del servizio su Mediaset

Le parole del Presidente Muzzetto sulle liste d’attesa e sul valore del medico e della medicina dopo la messa in onda del servizio su Mediaset 

Il problema sollevato in maniera forte nel servizio andato in onda su Mediaset domenica sera, all’interno di una trasmissione televisiva, ha aperto nuovamente le polemiche sulle liste d’attesa, riportando un ritornello molto diffuso nei mesi scorsi. Differenti ne risultano, però, le cause. Molto si è detto a questo proposito dell’attività libero professionale dei medici, davvero residuale in molte realtà italiana.
Non è sostenibile che truffa e peculato facciano parte della nostra Sanità Pubblica Ospedaliera: cosa non vera al di fuori di qualsiasi altra considerazione e che, in caso contrario, meriterebbe l’attenzione in ben altre sedi di giudizio, cui rimandarla.
L’organizzazione carente è sotto gli occhi di tutti, variegata, non solo per questo, nei 21 sistemi sanitari regionali e 2 provinciali, anch’essi dotati di autonomia. Quella emiliano-romagnola è pur sempre una sanità presa ad esempio nazionale, sia a livello organizzativo- gestionale sia qualitativo prestazionale che, ancor oggi, patisce delle conseguenze di due anni di regime pandemico.
Fuori dal rispetto dovuto agli attori e per un caso specifico, sono, perciò, da valutare con attenzione le attinenze e i risvolti che l’evento mediatico ha sulla sanità parmense.
Per esperienza non crediamo che vi siano dei supposti giochi di potere nella gestione delle urgenze o un retropensiero di chi amministra localmente la salute. Almeno ce lo auguriamo e in caso contrario, nell’ottica precedentemente detta, ci potranno essere diverse valutazioni per responsabilità oggettive, magari non del singolo ma di sistema, che travalicano i confini stretti della città e della provincia.
Riguardo il punto dolente della calendarizzazione delle richieste di visite ed esami si vuole garantita un’omogeneità di sistema su tutto il territorio nazionale e non solo regionale se, come si crede, la prestazione della paziente non fosse incardinata in una presa in carico dal sistema assistenziale pubblico per la patologia per cui era stata fatta richiesta. Con evidenza del fatto che si prescrivesse un esame specifico ritenuto urgente piuttosto che differibile o senza che null’altra indicazione fosse specificata, in questo caso determinando tre gradi di programmazione distinti.
Con queste premesse riteniamo doveroso capire cosa sia realmente successo, fuori da ogni manifestazione che nulla abbia a che vedere con la ricerca della verità senza ché possa essere equivocato l’accaduto partendo dai giusti presupposti in casi come quello a cui si è assistito.
I suddetti eventi saranno oggetto di attenta valutazione, ci si augura anche da parte delle autorità, verificando l’esattezza di quanto comunicato, con garanzia che la libera stampa possa dare messaggi assolutamente veritieri.
I problemi delle liste d’attesa sono molteplici e non si risolvono con certe manifestazioni e che coinvolgono non solo gli “stretti” addetti ai lavori ma l’intero sistema della “salute gestita” con gli indispensabili doveri della politica a più livelli, che non sempre ci ascolta.
Organizzare la sanità è una cosa difficile in un sistema complesso e complicato, soggetto a risposte condizionate dalle risorse in campo, professionali ed economiche che, a seconda di come siano dosate, possono dare risultati assolutamente diversi. A maggior ragione nella realtà sanitaria nazionale così diversificata anche su questo tema delicato e vitale.
Cosicché, in situazioni di urgenza ed emergenza la rapidità d’intervento ne diventa la prognosi positiva o negativa. E, in sintesi, il primo passo fondamentale è individuare le reali urgenze differenziandole dalle non urgenze, mentre il secondo è capire chi abbia fatto, e perché siano state fatte, queste richieste.
Nella tradizione ed esperienza Parmense, in ambito oncologico e non solo, laddove il paziente sia afferente, questi è inserito direttamente in percorsi diagnostico-terapeutici, meglio noti come PDTA, ovvero si ha una presa in carico diretta e attiva del paziente, stabilendo all’interno dell’ospedale o della struttura riconosciuta la serie di esami da eseguirsi e, quindi, di ogni prestazione o trattamento necessario.
Situazione, questa, che toglie al paziente ogni motivo di doversi recare autonomamente a prenotare per gli esami presso i centri di prenotazione. Salvo che non dipenda da altri sistemi regionali, in quanto purtroppo, con la legislazione attuale, ci troviamo d’innanzi a tanti governatorati autonomi nella gestione della Salute.
Resta fermo un punto cruciale: i medici nella oggi medicina non intendono che siano loro attribuiti degli oneri né delle responsabilità che non gli siano propri. Ma è forte la richiesta di risposta adeguate in termini di considerazione di una dignità medica dimenticata e di una forte rivalutazione dell’attività del medico in base alle sue originarie caratteristiche, che nessuna politica livellante le competenze e i ruoli può e deve metter in discussione e, come oggi accada, non rispettare, con attivo esempio per la pubblica opinione.
L’Ordine di Parma che da tempo significa le amplificate difficoltà delle liste d’attesa ed ha sempre denunciato le indecorose retribuzioni dei medici specialisti ospedalieri e convenzionati che mortificano la professione e sono a loro volta causa della carenza degli organici ospedalieri, andando deserti taluni concorsi e ancor più falsando l’idea che essi siano, invece, adeguati ai posti letto attuali e alle reali necessità di salute.
Tacendo il fatto che tale malaugurata riduzione sia la conseguenza di una revisione operosa e funzionale dell’assistenza che, al tempo stesso, avvalora la scelta ulteriore della soppressione dei piccoli ospedali, andata di pari passo con la diminuzione dei medici specialisti convenzionati Ciò a seguito del D.L. Monti 95/2012 (convertito nella Legge 135/2012) o Spending Review e il D.M. 70/2015 che ha ristretto a 3,7 pl/1000 ab. di cui 0,7 per acuti.
La salute è un bene prezioso che è indice produttivo per la società, non una passività in Finanziaria. Lo continuiamo a dire da oltre 15 anni e merita risorse ben maggiori di quelle finora garantite e superiore considerazione dei medici, finora troppo dimenticati dalla politica non solo delle regioni.

 

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