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L’Agent Hospital nella virrealtà sanitaria e nel mondo dei ricordi – Editoriale del Presidente Muzzetto

L’Agent Hospital nella virrealtà sanitaria e nel mondo dei ricordi – Editoriale del Presidente Muzzetto

Gli scenari cambiano e preoccupano nella virrealtà sanitaria. Virrealtà[1] che si declina a fronte delle altre realtà conosciute come la fusione in un unicum d’esperienze virtuale e digitali e fisico umane. È sotto i nostri occhi lo sviluppo tecnologico e quanto incida sulle realtà economiche degli altri paesi in particolare, della Cina. Una nazione dai vasti territori e dall’immunità dalle inferenze culturali all’interno dei suoi confini con sempre maggiore differenziazione tra sviluppo frenetico e tecnologico e arretratezza sociale delle periferie. Che diviene apripista culturale di una tecnologia sostituente il sapiens. Votata com’è all’ipertecnologia spinta, con programmi educativi e formativi avveniristici coinvolgenti dall’età scolare primaria, dai sei anni di vita. Pur nelle contraddizioni politico sociali che, nonostante ciò, risultano evidenti in quella vasta e popolosa nazione, in cui l’innovazione diventa prerogativa di una minoranza di acculturati e benestanti profeti. Confermando una spaccatura tra un non tanto finto, quanto aggressivo, benessere di pochi e quella povertà “sotto sociale” di una moltitudine. Indigente quanto tacitamente soccombente, non più solo delle periferie del vasto territorio asiatico. In tutto ciò, si guarda sempre più all’IA non certo come solo e ipotetico mezzo di miglioramento sociale ed economico, quanto strumento non estesamente favorente il lavoro di molti, finalizzato, piuttosto al raggiungimento di un potere nazionale e all’accumulo della ricchezza di pochi. Con un peso strategicamente crescente fra le altre nazioni occidentali. Il tutto trova risposta nell’uso non sempre oculato di questa risorsa nella gestione della salute che rimane tale se eticamente utilizzata “pro bono”, per la beneficialità degli atti medici e sanitari. Quale determinante contro ogni disequità e disuguaglianza di salute, non solo socioeconomica, evitando, cioè, quegli effetti dirompenti che Geoffrey richiama al momento dell’abbandono di Google in cui era stato punta di diamante dell’innovazione dell’IA di cui si considera uno dei padri. Richiedendo la consapevolezza della necessità di decisi e pronti interventi nell’ortodossia della ricerca e dello sviluppo in senso cyberetico. Come argine agli effetti destabilizzanti che un uso improprio dell’IA determinerebbero a livello lavorativo e sociale nel mondo occidentale. Per il lavoro “umano” sostituito dal software, ad opera di quell’algoritmo “egemonico”, fonte di diretta disoccupazione del sapiens, pur previsto da anni dal buon senso di pochi come pure dalle previsioni di tanti economisti, premi Nobel, e da pensatori eccellenti premonitori di queste realtà, identificate come fonte di tensioni lavorative e di nuove povertà. A ben vedere favorite dal lavoro proprio dell’essere umano investito dal ruolo di tutor-Clickworker che addestrano le macchine dotate di programmi per definizione stupidi ma che correlano i dati ben orientati forniti dell’umano, in modo da apparire addirittura intelligenti per quanto in una dimensione virreale. Giovani neolaureati specializzati nei settori specifici dell’informazione del machine learning che, per primi e per ironia della sorte, ne saranno gli artefici dello sviluppo che le porterà ad esserne le vittime. Fin d’ora tutori in cerca di un lavoro decoroso ma che ricevono un trattamento retributivo, però, da caporalato. E intanto, la formazione dell’infante e ibrida-IA la porta a crescere ad opera altrui, assorbendo in modo amorfo quanto gli servirà nel sistema di correlazioni “attive” dettate dagli algoritmi, programmi creati per l’occorrenza. Anche l’occidente non è da meno. Il fenomeno della progressione della digitalizzazione sanitaria evidenzia l’innovazione nel ruolo sostitutivo del sapiens sanitario da parte dell’ipersapiens informatico anche nei settori della medicina prima impensabili e che interessano espressamente la professione medica. In una prospettiva di futuro da disoccupazione, in cui ha ruolo indiscusso il cattivo uso dell’IA con effetti, se non governata, parificati allo scoppio di una bomba atomica ricordando la premonizione di Hinton, se non si operi al governo attivo dell’IA. Avvalorando il nostro mantra: Governare l’IA e non esserne governati.

A maggior ragione, come si accennava, avendo ripercussioni sensibili in ambito sanitario, in cui l’IA istruita e con computazione di dati infiniti, è già in grado di processare dati utili alle diagnosi medico-strumentali con alta e realistica precisione. In ciò, con la prerogativa evidente di sostituire l’umano. Si fa strada, in modo concreto e non solo in Cina, l’Agent Hospital, in cui ne è testimonianza attiva l’esperienza dell’Università di Tsinghua di Pechino, nuova patria delle robotica e dell’avvenirismo virreale in medicina. Tutto ciò per volontà dei sapiens, atti a fornire le corrette istruzioni per consentire il viraggio dell’IA da grande spugna, con forte capacità assorbente di dati, a indispensabile assistente virtuale, battezzandola come Agente, personificandola in esperto e collaboratore esecutivo, decisore ed effettore su temi specifici. A dimostrazione di una capacità diretta di diagnosi stimata del 100% e di conseguenti risultati terapeutici, in questa fase ancora uomo-mediati con altrettanto ragguardevoli risultati dovuti al connubio uomo-macchina-IA. In un rapido giro d’orizzonte una simile innovazione non riguarda la sola Cina, ma il altre parti si sono già attivi Virtual hospital e Virtual Doc, in grado d’essere, essi stessi, IA agenti, “consentendo” diagnosi e terapia con evidenti ripercussioni sui risparmi. Non menzionando, se non residualmente, la presenza di un costante supporto umano, non più tanto necessario. Perplessità ne derivano, però, sul piano delle responsabilità. Soprattutto, in caso di errore della componente meccanica (la macchina) e del software, aprendo una serie di riflessioni e approfondimenti sul tema non di poco conto. Come pure sulla ripercussioni della forte cesoiata inferta alle professioni in ambito sanitario, non solo mediche.

 

[1] Rif. P. Muzzetto, il CDM in gestazione: aspetti etici, bioetici e professionali. Atti Convegno “il Prisma Virreale in medicina: Rapporto umano o cibernetico? Il dilemma bioetico”, Parma 3 Nov.2023, pg 144. Declinazione delle realtà: 1-Realtà oggettiva vissuta coi cinque sensi. 2-Realtà Virtuoreale o Virreale (o Reale/Virtuale coesistenti nella prassi): Indica la fusione di esperienze digitali e fisiche umane (sapiens), dove la realtà virtuale e quella aumentata arricchiscono o sostituiscono la percezione del mondo fisico umano in tempo reale. Non è più una simulazione alternativa, ma un’estensione del vissuto quotidiano. 3- Realtà Aumentata (AR): Sovrappone elementi digitali (immagini, suoni, informazioni) all’ambiente fisico, migliorando la percezione del reale senza eliminarlo. 4-Realtà Virtuale (VR): Crea un’esperienza completamente immersiva, in cui l’utente è isolato dall’ambiente fisico e immerso in un mondo simulato. 5-Realtà Mista (MR): Rappresenta il culmine dell’integrazione, combinando elementi di VR e AR, permettendo agli oggetti digitali di interagire con l’ambiente fisico reale. 

 

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