Non possiamo abdicare dall’essere medici e dal visitare i nostri pazienti. Il rapporto umano non può essere un freddo rapporto di macchina e di video. Visitare non significa avere un messaggio Whatsapp sulla tosse per poter dire al paziente cosa abbia. Visitare è mettere a contatto chi sta male e chi sta bene in un rapporto che non è un semplice rapporto, ma è una relazione. Relazione con tutti, intesi e sottintesi, e con tutti i sensi che sono effettivamente allertati nel fare un percorso che sia un percorso di recupero o mantenimento della salute. Dobbiamo inoltre ricorrere ad un’etica che non sia formale, bensì vissuta. L’etica vissuta è nel fare, non soltanto nel dire. Quel dire deve essere sempre correlato a un fare tra esseri umani, sfruttando semmai tutto ciò che è tecnologico in situazioni di difficoltà e di disagio, non come routine. Occorre rientrare in dinamiche dove il medico riveste un forte valore sociale. Oggi, purtroppo, egli è sottomesso a delle questioni economicistiche, sottovalutato nel suo essere, nella sua responsabilità, nel suo contribuire al mantenimento di un diritto primario del cittadino. Nel mondo odierno assistiamo ad una professione medica che è in molti casi sottovalutata, al punto tale di essere mal considerata proprio da un punto di vista sociale. Si tratta di una retorica che annichilisce la figura del medico rispetto anche alle altre professioni sanitarie. Siamo entrati in una dimensione di ceto medio decaduto, non soggetto a stima, ma, anzi, un ceto trasformatosi in uno strumento di rivalsa economica da parte del paziente. Proprio per questo è necessaria una riqualificazione. Il cittadino avrà la macchina a cui rivolgersi, avrà le chatbot a cui chiedere consigli, avrà l’ingegnere medico che spingerà un bottone sulla base del sintomo presentato per avere le terapie. Probabilmente quello che ho appena descritto è il futuro, ma è questo il futuro che vogliamo? Se questo è il futuro, diciamo che in oltre 2.500 anni di medicina, abbiamo fatto decadere l’atto medico, trasformandolo in un mero atto formale che non si sa dove ci porterà. Altro aspetto da affrontare è la considerazione che si ha della nostra figura, per esempio, nell’ambito dello svolgimento delle funzioni basilari. Parlo anche delle considerazioni economiche: oggigiorno si considera il medico quasi un operaio in una catena di montaggio, quasi che ogni visita sia pari ad un foro che deve essere fatto col trapano. Vediamo colleghi che affrontano tempistiche di visita squalificanti, con pagamenti e con retribuzioni che non sono pari alla responsabilità e alla qualità delle prestazioni fatte. E’ chiaro che, se poi si ha l’alibi di utilizzare l’intelligenza artificiale per evitare tutto questo, ci si ritrova in una realtà dove il profondo significato di essere medico è in totale oblio. A proposito di decadimento: stiamo assistendo ad una decadenza del Sistema Sanitario Nazionale, decaduto in tutta Italia, e non solo. Assistiamo ahinoi anche alla decadenza della sanità privata, con situazioni in cui anche la relazione medico-paziente diventa una relazione spersonalizzata per il medico e al contempo personalizzata per le strutture dedicate a fare attività sanitaria…edifici in cui attività sanitaria significa entrare nel business della sanità. Ok d’accordo, “business is business”, ma è comunque chiaro che se questo decadimento è portato allo stremo si va a perdere il significato di tutela della salute anche in ambito privato. La soluzione è l’esistenza di un privato virtuoso, dove sono rispettati i valori e le posizioni del medico all’interno del sistema sanitario privato. L’esigenza è curare bene anche nell’ambito privato, supplendo alle evidenti carenze del Sistema Sanitario Nazionale. Solo dalla collaborazione pubblico-privato, con un privato virtuoso, ci possono essere soluzioni oggi inimmaginabili con la sola sovvenzione pubblica. Non si deve incitare a fare meno pur di risparmiare, ma anzi bisogna fare quello che è giusto per curare bene, stando attenti alle risorse che si hanno. Allo stesso tempo deve essere riconosciuto quello che fanno gli operatori sanitari, riconoscendone il ruolo, la funzione e anche le qualità, oggigiorno molto poco considerate. Chiudo con un pensiero dedicato ai giovani. Dobbiamo puntare sui giovani e aiutarli, facendo però si che ascoltino e che non entrino nel mercimonio della professione. Ricordate che il giusto compenso è sempre quello, lo abbiamo fin dai tempi di Hammurabi, dal 1760 Avanti Cristo. Il riconoscimento è la sanzione per la mala gestio, attenzione a non andare oltre. La responsabilità è soprattutto della nostra politica, che non dovrebbe far incancrenire determinati aspetti. Molti politici non sanno cosa voglia dire faticare veramente, mentre lo sanno bene tanti medici, costretti in molti campi e settori a portare a termine lavori usuranti e non riconosciuti.
Relazione Morale del Presidente Muzzetto del 15 novembre 2025

